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Aat Van Rijn è un "vedutista" del contemporaneo: a lui le città interessano nel loro trasformarsi in metropoli. Città con palazzi settecenteschi o del Novecento e con lo skyline dei grattacieli di cristallo e acciaio. Città vivaci, nel senso del loro "vivere" le trasformazioni.

Le città crescono, a volte nel caos, a volte nella pianificazione di un progetto rigoroso.

Città che mostrano senza mediazione i contrasti tra antico e moderno, e che sembrano quasi staccate, tagliate in due. Da una parte c'è il centro città, un po' museale, dall'altro ci sono i nuovi quartieri commerciali e residenziali, astratti e spettacolari come installazioni all'aperto.

Ecco perché Aat Van Rijn dipinge Rotterdam o Mexico City piuttosto che New York: le prime si evolvono nel moderno, con i nuovi svettanti quartieri, New York è e resta - malgrado le trasformazioni continue - una città sempre contemporanea, senza passaggio tra passato e presente. Paradossalmente, città ormai storica, classica.

Le vedute di Aat Van Rijn mettono comunque sullo stesso livello le "due città", quella vecchia e quella nuova. Urbanisticamente in queste città c'è stata una contaminazione: costruire palazzi specchianti, condomini e centri commerciali identici a soprammobili di puro design accanto a palazzi che hanno cornicioni e lesene, veneziane di legno e camini d'ardesia. Una contaminazione che però è respiro, vitalità (vivacità, "viva-città), perché là dove c'è trasformazione c'è fermento.

In questi grandi scorci urbani le persone non si vedono (per motivi di misure, di proporzioni). Se ne percepisce comunque la presenza, e perfino il brusio di fondo, nel traffico, nell'andirivieni quotidiano, nei ritmi anche frenetici. Sapete com'è una strada affollata di una grande città, no?

Le città di Aat Van Rijn sono ritratte in primo piano (non in lontananza, come fossero paesaggi), così da farci stare lì, non spettatori ma abitanti che osservano la scenografia urbana da una finestra, da una terrazza, da una strada.

Le città sono "reali", possiamo riconoscerle, ma ci sono anche delle aggiunte minime, delle "architetture pittoriche" che servono unicamente ad equilibrare un colore, un volume e a suggerirci (con un cartello pubblicitario, una scritta al neon) dove ci troviamo.

Aat Van Rijn dipinge con la minuzia di un disegnatore, specialmente le facciate dei grattacieli di cristallo, con la ripetitività delle loro finestre a scacchiera, però ogni tanto ha voglia di fare della pittura veloce, gestuale, per non riprodurre solo i materiali ma una superficie di colore che vibri con l'aria, più vicina quindi ad uno stato d'animo. Può farlo soprattutto con alcuni palazzi antichi, sui quali soffermarsi nel dettaglio dell'ornamento sarebbe superfluo per via della distanza tra noi e loro. Ecco allora che, in questi scorci, la pittura diventa più materica. È, questa maniera, un altro capitolo della pittura di Aat Van Rijn, pittura informale, d'impeto, gestuale, che recupera le avanguardie dell'astrattismo puro.

Benvenuti nelle città di Aat Van Rijn.

 

 

Veduta di Mexico City