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FRANCESCO MORANTE Mimmo Paladino, Hortus Conclusus, 1992

L’Hortus Conclusus è un insieme di opere scultoree di Mimmo Paladino inserite in un spazio aperto di pertinenza dell’ex convento di San Domenico in Benevento. Alla fine degli anni Ottanta nacque l’idea, da parte dell’Amministrazione Comunale, di offrire a Paladino, artista nativo di Paduli ma beneventano di fatto, la possibiltà di installare in città una sua opera. L’idea iniziale dell’artista era di regalare alla città un suo cavallo di bronzo che doveva essere collocato in piazza Venanzio Vari, di fronte a Palazzo De Simone, l’attuale Conservatorio di Musica. L’idea, ad una verifica sul posto, fu scartata, e l’Amministrazione diede carta bianca a Paladino di scegliersi lo spazio da lui preferito per la posa in opera del cavallo. La scelta di quello spazio, allora informe perché il convento, oggi destinato a sede universitaria, era in fase di restauro, suggerì invece all’artista la possibilità di un intervento molto più complesso e strutturato. L’operazione si è quindi realizzata in maniera parallela sia sul piano della definizione spaziale-architettonica sia sul piano della realizzazione ed installazione delle sculture. L’insieme ha quindi trovato una unitarietà che rendono questo spazio assolutamente unico nel suo genere.

Lo spazio utilizzato per l’allestimento è quadrangolare, circondato da muri di recinzione in pietra e da un lato del convento di San Domenico. Sul fondo, entrando, sorge una costruzione muraria rossa, inserita da Paladino, che oltre a costituire una quinta necessaria a limitare visivamente lo spazio, consente, con una scala all’interno, di giungere in prossimità del punto su cui è stato collocato il cavallo. Definito lo spazio, i tre punti di maggior polarità sono costituiti dal cavallo con la maschera aurea sul volto, dall’enorme disco infisso al suolo in posizione quasi verticale e dalla figura con le enormi braccia che funge da fontana. Le prime due figure alludono a momenti classici o preclassici: la maschera aurea sul volto del cavallo fa venire in mente le maschere d’oro con cui gli achei ricoprivano il volto dei defunti, mentre il disco sembra quasi quello lanciato da un discobolo greco, giunto fino a noi ingigantito dal tempo e alla fine caduto a terra come un meteorite. La figura dalle enormi braccia, su cui sono collocate delle piccole teste, allude invece a qualche divinità mitica il cui significato è nella rigenerazione. Non a caso dalle sue braccia esce l’acqua. Ma l’acqua esce anche dal retro del disco, il quale, quasi che abbia intercettato una fonte sotterranea, ha in cima un piccola testa dalla quale cade l’acqua che viene raccolta da un catino collocato a terra.
L’intera installazione ha comunque una tale ricchezza di dettagli che è difficile sintetizzare in una breve descrizione. Ma il senso complessivo dell’opera è di un misterioso giardino costruito da civiltà mitiche, non importa quali, che ci raccontano un rapporto con la vita il tempo la natura basato su un pensiero magico e non razionale.

 

Mimmo Paladino e la Transavanguardia []

Francesco Morante (Benevento,1959), laureato in Architettura, docente di ruolo in Storia dell’Arte dal 1993, Liceo Artistico Statale di Benevento.
Lezioni di storia dell'arte: www.francescomorante.it